La richiesta di presentare il libro su Giovanni Hautmann e la suapassione per il pensiero e il pensare1 mi ha fatto molto piacere ma mi ha anche un poco stupito. Il mio rapporto con Giovanni Hautmann è stato personale, discreto e in un certo senso privato.Ero una analista alle prime armi quando lui divenne Presidente della SPI nel 1986 e seguivo il suo percorso istituzionale e scientifico dalla mia postazione di ultima arrivata con grande rispetto e ammirazione. Era soprattutto l’uomo ad affascinarmi, gentile, autenticamente disponibile, attento al pensiero degli altri. Aveva quasi sempre accanto a sé, specie nelle occasioni conviviali, la sua splendida moglie, una donna alta e sottile, elegante, sorridente, vagamente remota.Sicché nell’ascoltarlo, le sue parole, i suoi interventi, persino i suoi pensieri erano per me pervasi da quell’aura romantica e leggermente regale che ispiravano quando erano loro due insieme.I ricordi tratteggiano rappresentazioni pittoriche nella memoria e di lui ne ho soprattutto uno, per me indimenticabile. Non so più in che Convegno fossimo, lui interveniva alla fine e l’uditrio era oramai …
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